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Le notizie non sono neutrali.

Oggi voglio parlare di informazione.
Mi sembra che molte persone operino in base al principio che le notizie che leggono siano "i fatti".
Peggio ancora, che i giornali si prodighino con il solo scopo di riportare i fatti.
Beh, è ovvio, dirà qualcuno.
Ma no, questo è un errore.
I giornali non sono fredde fotografie della realtà. Nel momento in cui una cosa viene riportata da una persona, diventa un'interpretazione.
Ovviamente c'è giornale e giornale,  giornalista e giornalista.
I migliori cercano di essere i più obbiettivi possibili.
Ma questo è il concetto cruciale: i più obbiettivi possibili.
L'informazione non è neutra e di certo non lo sono i lettori.

Esiste una branca della psicologia sociale chiamata psicologia discorsiva, in inglese discursive psychology.
L'assunto alla base di questa branca è che il linguaggio, l'espressione e la scrittura portino inevitabilmente con sé il punto di vista di chi li utilizza. I valori, il credo, i pregiudizi.

Quindi, guardando qualcosa scritto da qualcun'altro, sarebbe buona abitudine chiedersi chi è l'autore e quali possono essere le sue convinzioni. E i suoi pregiudizi. Tenere sempre a mente che non può essere obbiettivo.


Specie se si parla di articoli giornalistici su questioni che hanno varie sfumature, varie implicazioni e che possono essere pro o contro un certo credo politico o contenere una certa convinzione riguardante il sociale.
Bisogna essere scettici di ogni percezione, specie la propria.
E' una posizione con cui mi trovo d'accordo.

Bisogna esercitare scetticismo. Con tutto, e di certo con gli articoli che leggete.
Specie, e trovo mostruosamente frustrante doverlo spiegare, articoli con un pessimo italiano scritti da pagine come Leggo.it, Il Giorno, Giornalettismo e così via.
Perché? Perché gli articoli sono inaffidabili.
Vanno presi con scetticismo. E ogni notizia andrebbe ricercata in più fonti, piuttosto di accettare placidamente la prima versione che si trova.
Specie, ripeto, se questa prima versione viene da un giornalaccio online senza neanche la pretesa di avere integrità giornalistica.
E sopratutto in un paese come l'italia, dove il giornalismo sta raggiungendo abissi di incompetenza e disonestà rari.

Ora, vi farò degli esempi di cosa voglio dire.
Ieri, sull'Ansa, c'era questo titolo:

Attacco in Cisgiordania, 3 israeliani uccisi.

Ad Har Hadar. Ucciso l'autore dell'attacco


Ora, leggendo questo titolo, che cosa vi viene in mente? Che scenario immaginate?
Forse quello di un pazzo di stampo jihadista, come quelli che ogni tanto uccidono più persone possibili per strada, in una capitale europea?
Un kamikaze che si fa saltare in aria?
E che vittime immaginate? 
Gente normale, come voi? Civili? Donne? Bambini?
Beh, le persone uccise erano guardie di confine. Persone armate il cui scopo e tenere fuori le persone.
L'aggressore non stava venendo respinto, era già dentro Israele, ma non ha colpito civili a caso.
Già così, la notizia cambia un po', non trovate?
Se conoscete il quadro della Palestina e di Israele, e i dettagli sull'occupazione a danno dei palestinesi, cambia ancora di più.
Diventa in realtà molto più simile ad uno scenario di guerra che ad una aggressione per strada.
Ma Ansa queste cose nel titolo non le dice.
E purtroppo, molte persone si fermano al titolo.
Ed ecco che la percezione di tante persone si basa su un titolo che omette fatti cruciali per interpretare correttamente la notizia.
Ancora peggio, il televideo neanche riportava che si trattasse di guardie armate. Erano israeliani e basta. Nel titolo e nella notizia.
Pensate a come questo, per un lettore poco interessato, non faccia altro che aggiungersi in un'interpretazione della realtà fatta di terroristi e vittime, senza troppe sfumature o complessità.
Si è fatta disinformazione.

Poi, certe volte, i pregiudizi o la disonestà intelletuale dei giornalisti sono molto più evidenti.
E qui entrano in gioco esempi come Il Giornale.
Lo dico e basta, Il Giornale è uno dei peggiori esempi di giornalismo nel paese.
Raramente provano ad attenersi ai fatti. I loro titoli sono opinioni.
Fin da subito, la notizia è inquadrata in un certo modo e non fanno altro che stimolare il pressapochismo e l'intolleranza astratta dei loro lettori.
Esempio:

Le Ong tornano alla carica per far ripartire i barconi

I talebani dell'accoglienza ci riprovano con una riunione a Tunisi per sbloccare lo stop all'arrivo dei migranti dalla Libia

Ok, scomponiamo i problemi di questo titolo. E vorrei puntualizzare che non è un bene quando il titolo di un giornale sembra un commento sui post di Matteo Salvini.

"Tornano alla carica per far ripartire i barconi".
Quante cose sbagliate in questa frase.
1) L'implicazione sembra essere che i barconi avessero smesso di provare ad arrivare, senza le Ong. Il che, ovviamente, è ridicolo. Le Ong non sono una fase di una catena produttiva, non è che se loro non sono lì pronte, il flusso migratorio rimane in attesa.
Ciò che si era interrotto, era il soccorso e l'accoglienza, non il flusso in sé.
E' come dire "riaprono gli ospedali, la gente torna ad ammalarsi".
2) Si insinua che le Ong vogliano che le persone vengano qui sui barconi, rischiando la vita ed illegalmente, come se gli facesse piacere. Come se l'aspetto che gli interessa siano i barconi e stimolare quel fenomeno, non l'accoglienza.
E lo so, c'è chi dice che "lucrano" su questi immigrati.
Ma voi avete mai sentito qualcuno accusare la polizia di "lucrare" sui crimini? Ecco.

Poi, "i talebani dell'accoglienza".
Mi dite che cazzo vuol dire?
La percezione comune di talebano è essenzialmente sinonimo di terrorista.
Ma un talebano fa parte di una categoria precisa, che di per sé non è terrorista.
Da Wikipedia:


Il termine talebani (in Pashto e in farsi 
طالبان, ṭālebān, plurale di ṭāleb, ossia "studenti/studente"), indica gli studenti delle scuole coraniche in area iranica, incaricati della prima alfabetizzazione, basata su testi sacri islamici. Il nome ha assunto notorietà a causa dell'improprio uso del termine da parte dei mezzi di comunicazione di massa per indicare la popolazione di orientamento religioso fondamentalista presente in Afghanistan e nel confinante Pakistan.

Quindi, già qui, si vede il pressapochismo e il poco rigore professionale de Il Giornale. Che usa termini sbagliati in un modo indistinguibile da una persona qualunque per strada.
Si spererebbe che un giornalista punti all'essere preciso.
Ma andiamo oltre. Stavano usando talebano come sinonimo di terrorista.
Cosa vuol dire "terrorista dell'accoglienza"?
Cos'è un terrorista? Beh, ecco la definizione:


Appartenente a una organizzazione politica clandestina che si avvale, nella sua lotta, di metodi basati sulla violenza più spietata

Vi sembra una descrizione accurata di quello che fanno le Ong? Usano forse violenza spietata? Sono un gruppo clandestino?
No. Sono organizzazioni riconosciute dallo stato che si occupano di immigrazione.
Il titolo richiama un'atmosfera di cupo, illegale e malvagio che è totalmente una proiezione.
E' una scelta, cosciente, fatta per inquadrare il tutto in un modo che non può che mostrare la notizia, e le Ong, in una luce estremamente negativa.
Non è un fatto, è un pregiudizio spacciato per tale.

Forse qualcuno mi dirà che mi preoccupo troppo. Ok, ci sono cose scritte male, in maniera disonesta.
Ma, alla fine, le verità vengono fuori, no?
Beh, ci sono un paio di problemi anche qua.
Un problema fondamentale è che non solo molte persone si fermano ai titoli (e anche se leggessero tutto, in casi come Il Giornale, sai che cambia), ma si fermano al primo articolo.
Quindi, la loro opinione è già formata. Non aggiunge altri strati. E' finita lì.
Ma lo sapete cos'è anche peggio? Che, in molti casi, anche leggere altri articoli non fa la differenza.

Sapete cos'è un bias? Un bias è, essenzialmente, una mancanza di oggettività e razionalità. Una impossibilità di percepire obbiettivamente e razionalmente certe cose o certi aspetti delle cose.
Il termine (e il concetto) sono meno in voga in Italia,  e spesso la traduzione diventa "pregiudizio".
Ma non rende del tutto l'idea e io preferisco usare il termine originale e spiegarlo.
I bias possono essere cognitivi e sociali, ma non mi soffermo su questa distinzione per ora. Tenete però a mente che i bias non sono una qualità dei "matti", sono una cosa che abbiamo tutti.
Come specie, viviamo di bias. Di percezioni fallaci.
Un bias molto comune e discusso si chiama 
rosy retrospection, ovvero "retrospettiva rosea".
SI riferisce al fatto che, tendenzialmente, siamo soliti vedere il passato come migliore. Ma questo non si basa su una valutazione oggettiva dei fatti. E' una percezione fallace basata sulla nostalgia e sul fatto che ci concentriamo sui problemi del presente, minimizzando quelli del passato
Ecco, questo è un bias.

Beh, volete conoscere un altro bias? Quello che preoccupa di più me, in questo caso?
Questo si chiama 
anchoring of focalism. Letteralmente si potrebbe tradurre come "ancoraggio della concentrazione", ma è meglio spiegare che cosa significa.
Questo bias si riferisce al fatto che, purtroppo, è un fenomeno comune dare più importanza alla 
prima notizia con cui veniamo in contatto che a quella meglio scritta, meglio argomentata o più affidabile.
Ci "ancoriamo" al primo frammento di informazione che abbiamo incontrato, a prescindere della sua qualità o veridicità.
Mettiamo che una persona non sappia niente di Ong.
Beh, le probabilità sono buone che vada così: potrebbe leggere dieci articoli che spiegano bene cosa fanno le Ong, mostrando chiaramente che non sono terroristi, ma sarà il primo titolo che ha letto a influenzare il suo modo di vedere le cose da lì in poi.
Quindi, se il primo titolo è stato quello de Il Giornale, la persona rimarrà col pregiudizio. Vedrà le Ong sotto una cattiva luce. Magari non come terroristi, ma come brutte persone.
Le notizie che sentirà dopo non potranno minare (o almeno, non del tutto) quella iniziale diffidenza generata dal primo titolo, dalla prima notizia.

Ecco perché mi preoccupo. Ed ecco perché né i giornali, né i lettori, sono neutrali.
Ed è per questo che bisogna sforzarsi di capire, interpretare e ricercare i fatti ovunque.
Obbiettività e razionalità vanno allenate.
Non datele mai per scontate.


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