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Non si può dire "de gustibus" sulle questioni importanti.

Le opinioni.
Ognuno ha le sue. E' inevitabile.
C'è però un atteggiamento che non mi piace e che non approvo, a riguardo.
In base a questo atteggiamento, dovremmo ignorare le opinioni contrastanti.
Concordare di essere in disaccordo.
Accettare che le persone la pensano in modo diverso.
Ignorare le nostre differenze e concentrarsi su cosa abbiamo in comune.
De gustibus, insomma. A ognuno il suo.
Sempre.
Non potrei essere meno d'accordo.
Non per fare lo stronzo (o magari anche sì), ma c'è opinione e opinione.
La vita umana ha tantissime sfere diverse e non possiamo fare questo giochetto del "de gustibus" su tutto.
Non dobbiamo.

Esempio: mettete che a me non piaccia un film.
Lo detesto. Trovo che sia scritto male, recitato da cani e montato in maniera nauseante.
Altre persone, però, pensano che sia stupendo. Ogni cosa che vedo io, loro vedono l'opposto.
E' grave? Certo che no.
Che differenza fa per il mondo? Per la realtà in cui viviamo?
Un po' di gente ama quello che io reputo essere un film brutto? E chi se ne frega.
Non fanno male a nessuno. Sì, lo so, si può dire che fomentano il cattivo cinema a discapito di film migliori e così via.
Ma fanno del male a qualcuno? La loro opinione implica l'accanimento verso altri, la sottomissione, l'emarginazione, il dolore altrui?
No, gli piace un film che a me non piace.
E i bei film vengono comunque fatti.
Non viviamo in un'epoca di sola merda e non siamo la prima epoca in cui dei brutti film hanno successo.
Chi lo dice è intellettualmente disonesto.
L'arte è soggettiva. Di mio mi impongo sempre di dire "secondo me", quando mi piace o non mi piace un film, una canzone, un libro, un fumetto.
Non muore nessuno, se la gente va a vedere le cagate.
Questo è un caso dove "de gustibus" è non solo giustificato, ma auspicabile.
Dove, sì, è il caso di non incavolarsi troppo e di lasciare che altre persone si godano quello che gli piace, anche se non piace a noi.
Non ho più 14 anni, posso sopportare che la gente ami cose che io detesto.
Certo, ci sono opere che contengono messaggi che trovo sbagliati o dannosi, ma è un diritto dell'arte esprimersi e lasciare che ognuno prenda ciò che vuole.
Di per sé, l'arte non crea mostri.

Ma ora veniamo al problema vero, al nocciolo della questione.
Ci sono opinioni che hanno inscritte al loro interno conseguenze dannose.
Opinioni che si basano sull'oppressione di altri, sulla disempatia, sul fomentare l'ignoranza.
E allora lì no, lì non possiamo fingere che viviamo in un mondo senza conseguenze.
Non possiamo dire "de gustibus" e ognuno a casa sua.
Certe opinioni non le possiamo tollerare, vanno combattute.
Perché, se prendessero piede (o ancora più piede), plasmerebbero un mondo ingiusto, dannoso e crudele.
E saremmo tutti complici di essere stati zitti a guardare.
Prendete l'opinione di un nazista. C'è l'imbarazzo della scelta tra la alt-right americana, il nostro Salvini, CasaPound, i supremazisti bianchi...
Prendetene uno a caso.
E non mi venite a dire che uso il termine troppo alla leggera.
Qui hai una persona che fa una gerarchia dell'essere umano. Che ci dice, tranquillamente, che certe categorie umane sono inferiori alla nostra.
Che siano di un altro paese, di un'altra sessualità, di un altro colore della pelle.
Ci dice che è giusto dargli meno diritti o addirittura liberarsene del tutto.
Che è giusto sacrificarli nel nome del bene "comune".
O che, intrinsecamente, quelle categorie valgono di meno.
Quindi, se muoiono, non è un grosso danno.
Ci sono persone che creano una gerarchia e si mettono in cima, lasciando gli altri in pasto all'abisso.
Questo è nazismo.
E poi dobbiamo anche sentire degli idioti "liberali" che condannano un pugno dato ad un nazista, perché il nazista "ha diritto di parola".
No, non ce l'ha.
L'ha perso. Non se lo merita.
E fu un errore darglielo tanto tempo fa.

Oppure prendete qualcuno che non crede nella medicina. Non vuole i vaccini, non crede nella chemioterapia, non si fida di nessun dottore.
Se sta male, non si cura con i metodi riconosciuti. Quelli testati.
Si affida a ciarlatani, si lascia morire e soffrire.
Oppure, miracolosamente, guarisce per conto suo e, invece di considerarsi vergognosamente fortunato, dà il merito a una qualche dottoressa radiata dall'albo che suggerisce di mettersi una medaglietta della madonna nella vagina.
E no, non me lo sono inventato.
Questa persona è ignorante, fiera di esserlo e rifiuta tutto ciò che è supportato da prove in favore di tutto ciò che fa appello all'istinto, alla superstizione.
E l'istinto, mi dispiace, non ha valore di fronte ai fatti.
Ancora peggio, questa persona magari fa o farebbe lo stesso con i propri cari.
E quindi hai genitori che rivendicano il diritto di non fare l'anti-tetanica ai figli.
Che dicono "se esiste il tetano, come mai non ci sono tanti casi, in italia?".
Perché la maggior parte della gente FA L'ANTI-TETANICA. Deficiente.
Sono persone che non sanno molto degli argomenti di cui trattano, che minimizzano i rischi.
Persone che, se fossero in maggioranza, ci riporterebbero al medioevo.

Questi sono due esempi, due cose che mi stanno particolarmente sulle palle, ma capite il concetto di fondo.
Non possiamo semplicemente starcene qui e dire "beh, ognuno la pensa come vuole" mentre altre persone cercano di creare un mondo dove certe categorie vengono emarginate e perseguitate.
O dove genitori ignoranti e irrazionali lasciano che i loro figli, che non hanno una scelta in merito, si ammalino.
La loro scelta non riguarda solo loro.
La loro scelta fa del male ad altri.
La loro scelta plasma il mondo.
E allora bisogna impedirglielo.
Bisogna contestarli.
Bisogna arrabbiarsi.
Bisogna smetterla di stare zitti.

E lo so, qualcuno potrebbe pensare che dico ovvietà.
Se siete tra questi, buon per voi.
Grazie di esserci.
Ma vanno comunque dette, queste cose.
Perché? Perché hai gente che dice "non vaccinarmi è una mia scelta, non ti tocca" e poi se ne va in giro tra la gente, a spargere infezioni debellate da un secolo.
Perché hai gente che vuole equiparare il diritto di dire "i bianchi sono superiori" al diritto di dire "basta opprimere le minoranze etniche".
O magari arriva il furbone che dice "questa è la tua opinione".
O "sei intollerante tu".
O "tu pensi che il mondo dovrebbe andare così, ma altri no".
E così via.
Beh, voi volete un mondo dove c'è una netta divisione tra chi soffre e chi sta bene Vi sta bene così.
Vi sta bene l'ingiustizia finché non colpisce voi.
Vi sta bene che certe categorie stiano male, basta che non sia la vostra.
E, sia chiaro, non sto parlando di un mondo magico dove non soffre mai nessuno.
La gente soffrirà sempre, anche in un mondo dove facciamo del nostro meglio.
Non miro ad un mondo impossibile, senza dolore.
Non sono un cazzo di hippie.
Quello che critico è il penalizzare, escludere, far soffrire e perseguitare gruppi interi, a favore del proprio.
E' un'altra cosa.
Sto parlando di opporsi al dolore progettato e sistematico, alla scelta di far soffrire gli altri.
Sto parlando di combattere forme di pensiero che feriscono tante persone.
Sto parlando di andare contro l'entropia delle cose, invece di assecondarla.

Se vi stanno bene discorsi del genere, attivamente o passivamente, contribuite ad un mondo ingiusto.
I vostri assunti non mirano al bene di tutti.
Mirano al vostro. E al dolore di altri.
Nobilitano questo egoismo.
Non mirano ad un mondo che cerca di proteggere concetti che abbiamo teorizzato da secoli.
Concetti come i diritti universali, l'empatia, la solidarietà, la civiltà, la scienza, il raziocino.
Il vostro mondo ideale è una merda.
Beh, nel mio mondo ideale, ci proviamo ad attuare queste cose.
Nel mio mondo ideale, non metto me stesso, o nessun'altro, in cima.
Nel mio mondo ideale, non penso con la pancia.
Nel mio mondo ideale, si cerca di non lasciare indietro nessuno.
Nel mio mondo ideale, non ci rassegniamo.
Vinco io.
Scacco matto.
Vaffanculo.

De gustibus un cazzo.

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